Gli artisti naif ci insegnano a guardare le cose che ci circondano con gli occhi di un fanciullo

e  a percepire nella loro "poetica" e talvolta "magica" semplicità

 

 

" ... è come entrare in un giardino vario, nel quale alberi, fiori,

ruscelli, laghi, fiumi, case, uccelli, animali assumono un

aspetto diverso, che poteva esservi noto solo dai racconti delle favole...."

  

 

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Il naifismo oggi

di Tiziano Soresina – giornalista e scrittore

  

Colori vibranti, nostalgie rurali, opere oniriche, venature poetiche, emozioni certe per il pubblico (sempre numeroso) che annovera da tempo anche tanti collezionisti. Un fenomeno di grande interesse, decisamente nel Dna artistico mediopadano. Ma entriamo più profondamente nell'anima naif contemporanea. Coso significa oggigiorno essere inserito nell'arte naive, esserne parte attiva?

"Ritengo che il termine naif sia legato al contesto - entra nel merito Simone Terzi, direttore della "Fondazione Un Paese" che gestisce a Luzzara il Museo delle Arti Naives - e questo tipo di produzione artistica affonda le radici, in Italia,  negli anni Sessanta, quando il nostro Paese stava cambiando profondamente: s'impone la società industriale che allinea l'uomo, inoltre finisce la tradizione pittorica che si lega alle botteghe e alle corporazioni. E negli anni Sessanta entrano in scena i naif, singole  individualità senza apparati attorno che se profondamente calati nel territorio in cui operano: una corrispondenza fra l'operato artistico e il vissuto, garanzia di autenticità. Altrimenti la cosa è posticcia: si utilizza solo uno stile alla maniera dei naifs più affermati. Ma ora sono trascorsi più di sessant'anni, il contesto è completamente cambiato. Già negli anni Settanta, in un paio di convegni , la critica ritiene difficile definire esattamente cos'è un naif. Oggi parlerei piuttosto di arte irregolare, con confini molto labili con l'art brut. Specialmente i "Naif del Po" -  rimarca Terzi - rappresentano la seconda-terza generazione di quegli artisti che hanno vissuto il Premio nazionale di Luzzara quand'era ancora molto attivo. Alcuni hanno anche partecipato all'ultima fiammata del Premio stesso e sono chiaramente molto legati al loro vissuto artistico.  Ma la domanda è: riescono a raccontare la società contemporanea, il proprio territorio? Perchè un'opera d'arte non deve lasciare solo un segno di un mondo che non c'è più, ma ti deve parlare anche del presente, superando a livello di significati pure il tempo in cui è stata creata."

Sopravvivere a se stessi, farsi ascoltare, tramandare un'espressività artistica rivelatasi non esempre lineare. Una sfida obiettivamente non semplice.

"Essere un'artista naif - riflette la critica Elena Golini - è oggi un percorso da impresa ardua, ma al contempo anche ardita, perchè significa portare avanti, con ferma determinazione e impavida intraprendenza una tradizione creativa storicamente tramandata che tende ad essere per certi aspetti sdoganata, ma anche abusata e inflazionata senza il giusto criterio avvalorante e comprovante, penalizzandone purtroppo ulteriori evoluzioni future"

Un capitolo della storia dell'arte (non ancora del tutto riconosciuto e carente di una sicura catalogazione che ai giorni nostri pare però non avere eredi.

"Manca un ricambio generazionale - spiega Terzi - perchè non siamo di fronte ad una scuola o ad un movimento strutturato, ma a singole individualità. Negli anni '70- '80, quelli del boom, sembrava che fosse un movimento unitario, in realtà non lo è mai stato. Ho sentito qualcuno sostenere che bisognerebbe istituire dei laboratori per insegnare la pittura naive, ma ciò è una contraddizione in termini, visto che l'artista naif ha un approccio ingenuo o primitivo"

Un linguaggio da tempo contrassegnato da spontaneità, da un prepotente bisogno di creare, esprimersi. La storicizzazione quindi c'è, ma la "famiglia" non si allarga.

"Manca una concezione e una proiezione di rinnovamento concreto, visibile e tangibile - conclude Golini - perchè il comparto naif merita una forma di rigenerazione  trasformista che faccia da motore trainante e da filo conduttore di collante a una visione alternativa valida, capace di comunicare nuovi stimoli  sempre più accattivanti e coinvolgenti, sia per gli artisti, sia per il pubblico"

C'è infine un ulteriore aspetto da non dimenticare. Alcuni artisti di spessore, già scomparsi,  stanno ora trovando nuova spinta e visibilità grazie all'impegno dei familiari. Si tratta di iniziative concrete, molto diversificate fra loro. Case-museo, mostre, docufilm. Ma questa è tutta un'altra storia

 

 

Tiziano Soresina, Il naifismo oggi” in “I Naif del Po”, Comune di Gualtieri – Assessorato alla Cultura e Associazione Artistica Tricolore, Gualtieri 2026

 

 

Con il contributo di:

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