Gli artisti naif ci insegnano a guardare le cose che ci circondano con gli occhi di un fanciullo

e  a percepire nella loro "poetica" e talvolta "magica" semplicità

 

 

" Alcuni Naif sono artisti  le cui immagini sono tratte  dai propri ricordi,

quelli agresti di vita vissuta.

Non dipingono il mondo ma lo rifanno "

  

 

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L' alfabeto naif 

di Tiziano Soresina – giornalista e scrittore

  

L’universo naïf esplorato attraverso un personalissimo alfabeto che è anche un “viaggio” alla ricerca delle radici e delle storie legate a questo mondo pieno di colori, ricordi, sogni e soprattutto desideri di parlare al cuore della gente.

A- Arte

In Italia l’arte naive stenta ancora a trovare un suo legittimo spazio nelle correnti del Novecento, tramite un’argomentata collocazione. Non la troviamo nei libri di Storia dell’arte. Eppure continua ad essere una “voce” non sopita nel “coro” dell’arte contemporanea

 

B- Botteghe

Curiosamente nella Bassa reggiana gli esordi espositivi dei pittori naïfs avvennero in alcune botteghe rivelatesi, a cavallo degli anni Sessanta e Settanta, luoghi di autentico fermento artistico

 

C- Collezionista

Il reggiano Luigi Braghiroli (1949-2025) in ambito naïf è considerato uno dei maggiori collezionisti, con circa 4mila opere che spaziano dagli artisti italiani a non pochi stranieri. Una collezione senza eguali, un lascito non da poco

 

D- Doganiere

Il francese Henry Rousseau detto “il Doganiere” (1844 1910) viene considerato un pioniere dell’arte naive: privo di una formazione accademica, da autodidatta si caratterizzò nelle sue opere per uno stile semplice e senza regole prospettiche, fra realtà e sogno.

 

E- Esplosione

L’esplosione dell’interesse per i naïfs, specie in area padana, è collocabile fra gli anni Sessanta e Ottanta, con tanto di boom commerciale e fenomeno di costume.

 

F- Fantasia

Il critico d’arte nonché avvocato Alfredo Gianolio (1927 2018) ha amato l’arte naive per tutta la vita, intervenendo a mostre, firmando cataloghi, collaborando concretamente con i pittori. “Nella pianura padana – spiegò nella sua abitazione durante una chiacchierata a ruota libera sul tema – la fantasia dei pittori si è liberata da ogni impaccio e scorre liberamente nei dipinti, trovando spunti nella natura, nelle umane vicende, nei drammi quotidiani, nelle lotte per il riscatto dalle ingiustizie”. (1)

 

G- Grande fiume

In Italia dal Dopoguerra in avanti l’arte naive si è evoluta e in particolare lungo il Grande Fiume, fra argini e pioppi, non è più ora il tempo di artisti solitari, emarginati se non selvaggi o di falsi ingenui (poi letteralmente spariti). E’ rimasto chi ci ha creduto fino in fondo a quello che fa, artisti tutt’altro che sprovveduti, la cui ispirazione non si è certo inaridita.

 

H- Hlebine

Il villaggio di Hlebine, in Croazia, ha dato il nome ad una scuola naive molto conosciuta che annovera fior di artisti croati, fra cui spicca Ivan Generalic (1914-1992). E il critico Nevio Iori (1925-1990) mise in parallelo Guastalla con Hlebine, rimarcandone il proselitismo naïf che ha caratterizzato le due realtà rispettivamente in Italia e nell’ex Jugoslavia.

 

I- Itinerante

Da tempo l’arte naive arriva anche dove non è conosciuta, attraverso i murales. Muri affrescati dall’inconfondibile freschezza dei colori e dalla serenità descrittiva. Dal 1979 al 1993 è stato attivo il G.I.M.N. (Gruppo Itinerante Murales Naïfs). Un pioniere in questo campo è stato Franco Mora che ha sinora eseguito circa 400 murales in giro per la penisola.

 

J- Jakovsky

Il naïfismo deve molto al critico d’arte francese Anatole Jakovsky (1909-1983), autore nel 1967 del famoso libro “Peintres Naïfs” e che creò anche un Museo a Nizza. “Non si diviene naïfs – rimarcò nel 1978 in un’intervi sta – si nasce pittore naïf o non lo si diverrà mai. E’ un dono come un altro. E ciò non dipende dalla professione, dall’età, nè dal sesso”. (2)

 

L- Linguaggio

Per approfondirne la conoscenza e fissarne scientifica mente i canoni, il critico Simone Terzi (direttore della “Fon dazione Un Paese” di Luzzara) auspica che sia “possibile ridistendere sul tavolo dell’analisi le espressioni storicizza te e no, di questo linguaggio, per una verifica capace sia di mettere al riparo dalle insidie sempre in agguato i protagonisti più autentici, che di restituire all’arte naive la dignità della classificazione storica”. (3)

 

M- Metelli

Il primo importante naïf italiano è stato l’umbro Orneore Metelli (1872-1938) che fece il calzolaio per gran parte della sua vita e iniziò a dipingere a Terni nel 1922. Come accade non di rado, le sue qualità artistiche saranno valorizzate solamente dopo la sua morte.

 

N- Naïfs del Po

Da autodidatti, si muovono in quel contesto artistico della Bassa padana rivelatosi come il più interessante e vivo in Italia, tanto da suscitare attenzione ed apprezzamento an che all’estero. Dal 2014 i Naïfs del Po hanno un appuntamento espositivo a Gualtieri: è il loro “museo virtuale”.

 

O- Oggigiorno

In un’intervista concessami pochi mesi prima di morire, il pittore Giuliano Zoppi aveva espresso concetti di sicuro riferimento per colleghi ed appassionati: “Penso che un pittore naïf di oggi non parta mai dal niente, penso che il prodotto (il dipinto) sia il risultato di un pensiero sofferto e vagliato mentalmente. Ed è in questo forse che sta il cambiamento fra un naïf di cinquant’anni fa con uno dei giorni nostri. Oggi sono tutti più acculturati e “bombardati” da notizie, avvenimenti e stravolgimenti di ogni sorta. Il mondo si evolve, di conseguenza anche l’uomo si evolve”. (4)

 

P- Piccola Margutta

Battezzata “Piccola Margutta” a Guastalla dal critico d’arte Nevio Iori, sarà a lungo il ritrovo più conosciuto nella Bassa reggiano-mantovana per il concentrarsi di spontaneità, confronto di stili, voglia di esprimersi e soprattutto amicizia fra artisti. Da quell’incubatrice è passato un piccolo esercito di sognatori: i naïfs.

 

Q- Quarantina

Guastalla si rivelò fin dagli inizi un’autentica “culla” naive. Non mancheranno imitatori e finti ingenui, comunque nella città ducale s’accosteranno a tavolozze e pennelli in una quarantina. Numeri effettivamente da capogiro per una piccola comunità. Basti pensare che nel 1972 i naïfs italiani non arrivavano a 150

 

R- Rivalutazione

ll critico d’arte Renzo Margonari parla del naïfismo come di un sistema artistico importante, sorto dal basso, che “appartiene pienamente e con ogni diritto alla cultura figurativa del nostro tempo”. Ma con un’aggiunta precisa, cioè che “alcuni smisero di operare appena trascorsa la ventata favorevole, altri si applicarono con minor convinzione e solo per emulazione, mentre chi era motivato da vera necessità espressiva e con spontanea vena poetica, resta nella storia di quel particolare momento estetico. Ora, però, bisognerebbe rivalutare l’opera dei primi pro tagonisti e sistemarla, storicizzarla, al riparo da motivazioni folcloristiche”. (5)

 

S- Sinonimi

Negli anni sono stati utilizzati diversi sinonimi per definire questi artisti: ingenui, candidi, fantastici, nativi, istintivi, spontanei, primitivi moderni, maestri popolari della realtà, maestri della pittura popolare. Ma il termine “naïf”, coniato in Francia, rimane il più identificativo

 

T- Triade padana

A partire dagli anni Cinquanta tre artisti fuori dagli schemi – Antonio Ligabue (1899-1965), Bruno Rovesti (1907 1987) e Pietro Ghizzardi (1906-1986) – fecero da vola no per il naïfismo, perlomeno a ridosso del Po. Poi per la critica il solo Rovesti rimarrà collocato nell’alveo dei naïfs.

 

U- Udhe

“Cinque pittori primitivi” è il titolo del libro di Wilhelm Udhe, pubblicato nel 1947. Ma chi era Udhe? “Un gran de collezionista e soprattutto un grande mercante d’arte tedesco; l’uomo che prima di tutti ha capito il genio di Rousseau. Il suo libro diventa la bibbia dei pittori naïf. Il termine da lui usato, “primitivi”, è una delle tante definizioni coniate per questi pittori”. (6)

 

V- Varenna

Molto conosciuta ed apprezzata la Mostra internaziona le che si tiene dal 1971 a Varenna, perla lecchese del lago di Como. La sede storica è la Chiesa di Santa Mar ta. L’appuntamento naïf prevede due sezioni: in media 70-100 opere in concorso e circa 200-300 opere fuori concorso

 

W- Web

E’ l’era del naïf online. Diversi artisti hanno infatti un profilo Facebook o Instagram e anche per loro si è aperto un mondo, non solo per la possibilità di promuoversi verso un pubblico decisamente più vasto, ma soprattutto perché tramite il web sono iniziati costanti e proficui contatti con la community internazionale legata all’arte naive.

 

Z- Zavattini

Cesare Zavattini (1902-1989), intellettuale a tutto tondo di livello internazionale, fece decollare l’arte naive da gli anni Sessanta, tramite i suoi scritti e le sue iniziative culturali, a partire nel 1967 con l’ideazione del Premio Nazionale dei Naïfs di Luzzara e l’anno successivo con il Museo, unico in Italia dedicato a questo genere di pittura e scultura

 

 

(1) Tiziano Soresina e Simone Terzi, L’interiorità romantica dei naïfs, pagina 8, in “I Naïfs del Po”, Comune di Gualtieri-Assessorato alla Cultura e Associazione Artistica Tricolore di Novellara, Gualtieri, 2018

(2) Nevio Iori, Scritti sull’arte naive (scelti e ordinati da Corrado Rabotti), pagina 74, La Nuova Tipolito, Felina, 1993

(3) Simone Terzi (a cura di), La casa dei naïfs italiani, Fondazione Un Paese, Luzzara, 2012

(4) Tiziano Soresina, Il messaggio sempre attuale dell’arte naive, pagina 8, in “I Naïfs del Po”, Comune di Gualtieri-Assessorato alla Cultura e Associazione Artistica Tricolore di Novellara, Gualtieri, 2022

(5) Renzo Margonari, Naïf mantovani, pagina 11, Museo d’Arte Moderna dell’Alto Mantovano e Museo Nazionale delle Arti Naives-Fonda zione Un Paese, Reggiolo, 2011

(6) Luigi Carluccio, Perché piacciono i pittori naïf, pagina 93, in “Panorama”, numero 345, anno XI, Milano, 30 novembre 1972

 

 

 

Tiziano Soresina, L'alfabeto naif.  in “Primavera naif a Guastalla”, Comune di Guastalla – Assessorato alla Cultura e Club delle Arti Reggiane, Guastalla 2026

 

 

Con il contributo di:

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